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Preparazione al Bando Restauratore Beni Culturali (aggiornata con il Bando)

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Bando RestauratoriBando Restauratori
(documento in formato pdf, peso 273 Kb, data ultimo aggiornamento: 22 giugno 2015)

Bando pubblico per l’acquisizione della Qualifica di Restauratore di Beni Culturali
L’ Apertura del procedimento telematico di partecipazione, sarà reso disponibile nel sito MIBACT, a partire dal 31 agosto 2015  con la presentazione delle domande, e chiusura del procedimento entro le ore 12 del 30 ottobre 2015

La domanda di partecipazione deve essere compilata e inviata esclusivamente in via telematica, pena l’ esclusione.

Il Bando per Restauratore decreta l’iter di procedura, requisiti e modalità di partecipazione, l’espletamento delle diverse fasi previste dalla legge avverrà una tantum e non potrà essere ripetuto in futuro, stante la stessa natura transitoria della disciplina in esame, volta alla stabilizzazione di situazioni di fatto pregresse o quanto meno in fieri.

Le domande incomplete dei dati indicati come necessari nel modulo verranno considerate inammissibili ed archiviate (è bene controllare anche la validità dei documenti  di identità)

Dopo la valutazione dei requisiti, nell’ipotesi in cui i requisiti minimi vengano ritenuti insussistenti, sarà inviato all’interessato il  preavviso di rigetto della domanda volta al conseguimento della qualifica o all’ammissione alla prova di idoneità, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 10-bis, della legge n. 241/1990; l’interessato potrà presentare entro venti giorni le proprie osservazioni e controdeduzioni (resta esclusa la possibilità di presentare nuovi documenti, avendo disatteso l’onere di fornirli tempestivamente); sulla base di esse, e comunque decorso detto termine, verranno adottati i provvedimenti definitivi.

 Al momento la lista dei collaboratori che permetterà ai candidati inseriti in elenco di poter partecipare al bando per restauratori, avendone i requisiti, è ancora in attesa di essere pubblicata.

In merito, è stata posta la domanda alla casella di posta restauratori@beniculturali.it

La Risposta è questa:

L’elenco di Collaboratore Restauratore sarà reso pubblico dopo la chiusura del bando di Restauratore. Può inserire i dati e compilare la domanda per Restauratore anche se non ha ricevuto conferma del titolo di Collaboratore Restauratore.

Riepilogo Bando Restauratore :

Articolo 2  – Requisiti per la partecipazione al bando 

Alla procedura di selezione pubblica, di cui il presente bando può partecipare chi alla data di pubblicazione del presente bando sia in possesso dei titoli ed abbia svolto le attività di cui all’allegato B del Codice, conseguiti ed espletati nei termini fissati dal comma I-ter dell’ art. 182 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n 42 e dall’articolo 3, comma 4 del presente bando.

Art. 3 – Procedura di selezione pubblica

1. Ai sensi  dell’ art. 182, comma I-ter, la procedura di selezione pubblica consiste nella valutazione dei titoli e nell’attribuzione de punteggi indicati nell’ allegato B del Codice

4. Ai fini dell’attribuzione dei punteggi indicati nell’ allegato B del Codice

a) Il punteggio previsto dalla tabella 1 dell’allegato B spetta per i titoli di studio conseguiti alla data del 30 giugno 2012, nonche’ per quelli conseguiti entro la data del 31 dicembre 2014 da coloro i quali risultino iscritti ai relativi corsi alla data del 30 giugno 2012.

b) Il punteggio previsto dalla tabella 2 dell’allegato B spetta per la posizione di inquadramento formalizzata entro la data del 30 giugno 2012.

c) Il punteggio previsto dalla tabella 3 dell’allegato B spetta per l’attività di restauro presa in carico alla data di entrata in vigore della presente disposizione e conclusasi entro il 31 dicembre 2014. (ossia, l’attività di restauro presa in carico alla data di entrata in vigore della legge n. 7/2013 (il 14.2.2013) e conclusasi entro il 31 dicembre 2014)

5. In particolare, ai fini dell’attribuzione dei punteggi indicati nella tabella 3 dell’allegato B:
a) e’ considerata attività di restauro di beni culturali mobili e superfici decorate di beni architettonici l’attività caratterizzante il profilo di competenza del restauratore di beni culturali, secondo quanto previsto nell’allegato A del regolamento di cui al decreto del Ministro 26 maggio 2009, n. 86;
b) e’ riconosciuta soltanto l’attività di restauro effettivamente svolta dall’interessato, direttamente e in proprio ovvero direttamente e in rapporto di lavoro dipendente o di collaborazione coordinata e continuativa o a progetto, ovvero nell’ambito di rapporti di lavoro alle dipendenze di amministrazioni pubbliche preposte alla tutela dei beni culturali, con regolare esecuzione certificata nell’ambito della procedura di selezione pubblica;
c) l’attività svolta deve risultare da atti di data certa emanati, ricevuti o anche custoditi dall’autorità preposta alla tutela del bene oggetto dei lavori o dagli istituti di cui all’articolo 9 del decreto legislativo 20 ottobre 1998, n. 368, formati in occasione dell’affidamento dell’appalto, in corso d’opera o al momento della conclusione dell’appalto, ivi compresi atti concernenti l’organizzazione ed i rapporti di lavoro dell’impresa appaltatrice;
d) la durata dell’attività di restauro e’ documentata dai termini di consegna e di completamento dei lavori, con possibilità di cumulare la durata di più lavori eseguiti nello stesso periodo.
e) i titoli di studio e gli attestati rilasciati in lingua straniera dovranno essere accompagnati da una traduzione ufficiale in italiano (effettuata da un traduttore pubblico in possesso del necessario titolo di abilitazione)

6. Ai fini dell’ individuazione dei settori di competenza per i quali si acquisisce la qualifica di restauratore si applica quanto stabilito al comma 1-novies del citato Art. 182

a) I titoli di studio di cui alla sezione I, tabella 1, dell’allegato B consentono l’iscrizione nell’elenco, di cui al comma 1, relativamente ai settori di competenza, di cui alla sezione II dell’allegato B, cui si riferiscono gli insegnamenti di restauro impartiti.

b) Le posizioni di inquadramento di cui alla sezione I, tabella 2, dell’allegato B consentono l’iscrizione nell’elenco
relativamente ai settori di competenza cui si riferiscono le attività lavorative svolte a seguito dell’inquadramento.

c) L’esperienza professionale di cui alla sezione I, tabella 3, dell’allegato B consente l’iscrizione nell’elenco relativamente al settore di competenza cui si riferiscono le attivita’ di restauro svolte in via prevalente, nonche’ agli eventuali altri settori cui si riferiscono attività di restauro svolte per la durata di almeno due anni.

9. La selezione si intende superata con un punteggio pari o superiore di 300 punti, ai sensi  dell’ art. 182, comma I-ter del Codice.

Art. 4 – Modalità di inoltro della candidatura e allegati alla domanda

3. Il candidato deve allegare alla domanda tutta la documentazione necessaria a comprovare il possesso dei requisiti necessari e lo svolgimento dell’attività di restauro dei beni culturali mobili e delle superfici decorate dei beni architettonici. Il possesso dei requisiti può essere dichiarato dal candidato con autocertificazione ai sensi degli articoli 46 e 47 del decreto del Presidente della Repubblica, 28 dicembre 2000, n. 445, qualora siano attestati da certificazioni rilasciate dalla pubblica amministrazione in ordine a stati, qualità personali e fatti. In questo caso il candidato deve fornire tutte le indicazioni necessarie al fine dell’individuazione di tale documentazione. Il candidato può comunque allegare la documentazione  che ritenga utile al fine di agevolare la verifica e rendere più celere la procedura.

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Consiglio a chi ancora non si fosse registrato di effettuare l’accesso al portale ibox.beniculturali.it , per non incorrere nei problemi già riscontrati, relativi ai tempi tecnici di registrazione per la verifica dei dati, in quanto                                                                                                                    Il portale consente anche la registrazione di nuovi utenti che desiderano anticipare la fase della registrazione in previsione del previsto bando per il conseguimento della qualifica di restauratore di beni culturali.

Ed è comunque aperto per consentire l‘accesso a tutti quelli già registrati per la visualizzazione di domande o dati inseriti nonché dei dati pregressi conferiti nella procedura svoltasi nel 2009-10.

Riepilogo con estratti dalle Linee Guida per ricapitolare requisiti e modalità di partecipazione: (in nessun modo sostituiscono la lettura integrale delle linee)

Dato che la grossa mole di lavoro spetta a chi dovrà dimostrare gli anni lavorativi è bene ricordare che per il bando di restauratore, ai fini dell’attribuzione dei punteggi indicati nella tabella 3 dell’ allegato B:

b) e’ riconosciuta soltanto l’attività di restauro effettivamente svolta dall’interessato, direttamente e in proprio ovvero direttamente e in rapporto di lavoro dipendente o di collaborazione coordinata e continuativa o a progetto, ovvero nell’ambito di rapporti di lavoro alle dipendenze di amministrazioni pubbliche preposte alla tutela dei beni culturali, con regolare esecuzione certificata nell’ambito della procedura di selezione pubblica;

c) l’attivita’ svolta deve risultare da atti di data certa emanati, ricevuti o anche custoditi dall’autorità preposta alla tutela del bene oggetto dei lavori o dagli istituti di cui all’articolo 9 del decreto legislativo 20 ottobre 1998, n. 368, formati in occasione dell’affidamento dell’appalto, in corso d’opera o al momento della conclusione dell’appalto, ivi compresi atti concernenti l’organizzazione ed i rapporti di lavoro dell’impresa appaltatrice;

d) la durata dell’attivita’ di restauro e’ documentata dai termini di consegna e di completamento dei lavori, con possibilita’ di cumulare la durata di piu’ lavori eseguiti nello stesso periodo.

ossia, serve tutta la documentazione comprovante l’attività di restauro con affidamento diretto. Per quanto riguarda i Certificati di buon esito, ai fini della qualifica qualsiasi certificato di buon esito, già rilasciato dalle relative soprintendenze, recante firma timbro, nel rispetto dei limiti temporali imposto dalla 182, è ritenuto valido, lo ha confermato in più riprese Arch. Corrado Azzollini, Funzionario Polo Museale Fiorentino,  al Salone del Restauro di Firenze, tavola rotonda CNA Firenze e al convegno della Ragione del Restauro.  Con la modifica al codice degli appalti DPR 207 del 2010, dal 2011, sono invece utilizzati gli allegati B e B1 in sostituzione del vecchio allegato d.

3. Tempi e modalità di conseguimento delle qualifiche professionali

In particolare, la qualifica di restauratore di beni culturali può essere acquisita:

a) in esito ad apposita selezione pubblica (commi 1-bis ed 1-ter); si tratta della modalità aperta a tutti gli interessati che possano vantare i titoli previsti dalle Tabelle 1, 2 e 3 dell’Allegato B al Codice, nella misura ivi stabilita;

b) previo superamento di una prova di idoneità con valore di esame di Stato abilitante all’esercizio dell’attività, da parte di coloro che abbiano acquisito la qualifica di collaboratore restauratore di beni culturali ai sensi del comma 1-sexies (comma 1-quinquies, primo periodo); si tratta della modalità che consente di conseguire la qualifica superiore a coloro i quali abbiano previamente conseguito, in esito ad apposita selezione, quella inferiore;

c) attraverso il superamento di una “distinta” prova di idoneità, anch’essa con valore di esame di Stato abilitante, che si svolge presso le istituzioni dove si sono tenuti i corsi di secondo livello (Università o Accademie di belle arti), a cui possono accedere coloro che “entro il termine e nel rispetto della condizione previsti dal comma 1-ter (…) abbiano conseguito la laurea o il diploma accademico di primo livello in Restauro delle accademie di belle arti, nonché la laurea specialistica o magistrale ovvero il diploma accademico di secondo livello in Restauro delle accademie di belle arti, corrispondenti ai titoli previsti nella tabella 1 dell’allegato B, attraverso un percorso di studi della durata complessiva di almeno cinque anni.” (comma 1-quinquies, secondo e terzo periodo); si tratta della modalità riservata a coloro i quali abbiano conseguito, secondo gli ordinamenti esistenti prima della piena attuazione dell’articolo 29, commi 8, 9 e 9-bis, un titolo, universitario o accademico, in qualche misura attinente alla formazione specifica che deve ormai possedere il restauratore.

La qualifica di collaboratore restauratore di beni culturali può essere acquisita:

a) in esito ad apposita selezione pubblica, da coloro che sono in possesso dei requisiti previsti dal comma 1- sexies; (Il giorno 24/10/14 alle ore 12:00 è scaduto il termine di presentazione della domanda per il conseguimento della qualifica di collaboratore restauratore di beni culturali, tecnico del restauro di beni culturali.)

b) previo superamento di una prova di idoneità, da coloro che abbiano conseguito i requisiti previsti dal comma 1-sexies nel periodo compreso tra il 31 ottobre 2012 e il 30 giugno 2014 (comma 1-septies).

Dalle disposizioni dell’articolo 182, nel testo vigente, si evince che:

  • le (presenti) linee guidadefinite con decreto ministeriale, sono contemplate espressamente nel comma 1-ter, e quindi formalmente riferite all’espletamento della selezione pubblica finalizzata al conseguimento della qualifica di restauratore; peraltro, quanto in esse precisato vale, per evidenti esigenze di buon andamento legato all’uniformità delle valutazioni, quale indirizzo interpretativo con riferimento all’insieme dei procedimenti da porre in essere in attuazione dell’articolo 182;

  • la qualifica di restauratore di beni culturali si acquisisce per il settore o i settori specifici richiesti tra quelli indicati nella Sezione II dell’allegato B (comma 1); pertanto, l’interessato dovrà indicare nella domanda il settore o i settori specifici per i quali ritiene di aver maturato una adeguata competenza professionale, tenuto conto che, ai sensi del comma 1- novies, i titoli di studio di cui alla sezione I, tabella 1, dell’allegato B consentono l’iscrizione nell’elenco, di cui al comma 1, relativamente ai settori di competenza, di cui alla sezione II dell’allegato B, cui si riferiscono gli insegnamenti di restauro impartiti; le posizioni di inquadramento di cui alla sezione I, tabella 2, dell’allegato B consentono l’iscrizione nell’elenco relativamente ai settori di competenza cui si riferiscono le attività lavorative svolte a seguito dell’inquadramento; l’esperienza professionale di cui alla sezione I, tabella 3, dell’allegato B consente l’iscrizione nell’elenco relativamente al settore di competenza cui si riferiscono le attività di restauro svolte in via prevalente, nonché agli eventuali altri settori cui si riferiscono attività di restauro svolte per la durata di almeno due anni.

    Ne consegue che una volta accertato il possesso dei requisiti previsti dall’ articolo 182 ( e dunque con il raggiungimento del punteggio minimo – di 300 punti – previsto dal comma 1 -ter ), al partecipante ritenuto idoneo sarà riconosciuta la qualifica di restauratore di beni culturali la cui efficacia sarà comunque subordinata dall’inserimento nei settori specifici di cui all’allegato B. Nell’elenco saranno altresì inseriti, i nominativi di coloro i quali risulteranno abilitati alla professione di restauratore ai sensi del d.m 26 maggio del 2009, n 87 (trattasi degli allievi a ciclo unico che avendo superato l’esame finale avente valore di esame di Stato abilitante alla professione del restauratore, hanno conseguito la laurea magistrale, ovvero il diploma accademico di secondo livello, ovvero altro diploma equiparato alla predetta laurea magistrale, così come previsto dall’articolo 1, comma 3, del d.m. 87/2009. In tal caso ai fini dell’inserimento nell’elenco, si terrà conto dei percorsi Formativi Professionalizzanti previsti dall’Allegato B del d.m. 87/2009, per cui sarà possibile chiedere l’iscrizione in più settori.  A seguito dell’attivazione dell’elenco, di cui all’articolo 182, comma 1-bis, e in attuazione dell’articolo 29, comma 6, del d.lgs. n. 42 del 2004, gli interventi di manutenzione e restauro su beni culturali mobili e superfici decorate di beni architettonici saranno eseguiti in via esclusiva, dai restauratori di beni culturali inseriti in detto elenco, i quali potranno operare, ciascuno, nell’ambito del settore (o dei settori ) di propria competenza.

  • la data del 30 giugno 2015 costituisce il termine entro cui (secondo il comma 1-bisdovrà concludersi la selezione pubblica per il conseguimento della qualifica di restauratore; manca nella disposizione l’indicazione di una scadenza per le altre modalità di conseguimento delle qualifiche; va sottolineato che la data ultima di maturazione di alcuni requisiti è il 31 dicembre 2014, e pertanto l’espletamento e la conclusione delle procedure sono condizionati da detto termine;

  • la procedura di selezione pubblica consiste nella valutazione dei titoli e delle attività e nella attribuzione dei relativi punteggi, secondo quanto indicato nella Sezione I dell’allegato B (comma 1-ter); le modalità di svolgimento delle prove di idoneità per il conseguimento della qualifica di restauratore di beni culturali con valore di esame di Stato abilitante (sia quella riservata a coloro che abbiano previamente acquisito la qualifica di collaboratore restauratore di beni culturali, ai sensi del comma 1-sexies, sia la “distinta” prova di idoneità che si svolge presso le istituzioni dove si sono tenuti i corsi universitari o accademici di secondo livello, ai sensi del comma 1-quinquies) vengono definite con decreti del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo di concerto con il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, da emanare d’intesa con la Conferenza unificata;

  • le modalità di svolgimento della prova d’idoneità per il conseguimento della qualifica di collaboratore restauratore di beni culturali vengono definite con un ulteriore decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, da emanare d’intesa con la Conferenza unificata (comma 1-septies).

Va sottolineato che le modifiche normative hanno via via ampliato i requisiti utili ed i termini per la loro maturazione ai fini del conseguimento delle qualifiche.

In particolare, ai sensi del comma 1-ter, la selezione pubblica per il conseguimento della qualifica di restauratore dovrà considerare anche:

  • i titoli di studio conseguiti entro la data del 31 dicembre 2014 da coloro i quali risultino iscritti ai relativi corsi alla data del 30 giugno 2012;

  • l’attività di restauro presa in carico alla data di entrata in vigore della legge n. 7/2013 e conclusasi entro il 31 dicembre 2014.

Inoltre, il comma 1-septies ha previsto una prova di idoneità per il conseguimento della qualifica di collaboratore restauratore da parte di coloro i quali abbiano conseguito i requisiti previsti dal comma 1-sexies nel periodo compreso tra il 31 ottobre 2012 e il 30 giugno 2014. C’è poi da tener conto della consequenzialità esistente tra le procedure di individuazione dei collaboratori restauratori e la valutazione del possesso della relativa qualifica ai fini del conseguimento di quella di restauratore.

Alla luce di dette modifiche, le procedure si articoleranno in distinte fasi, al termine delle quali verranno formalizzati i provvedimenti (commi 1-bis e 1-octies) di inserimento degli interessati nei rispettivi settori dell’elenco.

Di seguito si indicano dette fasi. La sequenza cronologica si desume, in alcuni casi, dal nesso di presupposizione esistente tra diverse fasi e dai termini previsti dalla legge, oltre che da esigenze di ottimizzazione dell’attività amministrativa.

1. Verrà anzitutto avviata la selezione pubblica per il conseguimento della qualifica di collaboratore restauratore, cui possono partecipare coloro i quali, alla data di pubblicazione del bando, siano in possesso dei requisiti previsti al comma 1-sexies; l’espletamento di tale procedura, in via telematica, consentirà anche di individuare i soggetti ai quali è riservata la prova d’idoneità per conseguire la qualifica di restauratore, di cui al comma 1- quinquies(conclusa)

2. Verrà quindi avviata la selezione pubblica per il conseguimento della qualifica di restauratore, per coloro i quali siano in possesso dei requisiti previsti dal comma 1-ter; la procedura, in via telematica, , sia di coloro i quali contino di conseguirli entro il termine ultimo del 31 dicembre 2014 (comma 1-bis); dopo il 31 dicembre 2014 verrà da subito aperta alla partecipazione sia di coloro i quali siano già in possesso dei requisiti richiesti, verrà stabilito il termine ultimo entro il quale potranno partecipare alla selezione coloro i quali abbiano conseguito il titolo di studio o concluso l’attività di restauro entro la data del 31 dicembre 2014; la selezione dovrà concludersi entro il 30 giugno 2015 (comma 1-bis) .

3. Dopo il 30 giugno 2014, verrà avviata la prova di idoneità per il conseguimento della qualifica di collaboratore restauratore, destinata a coloro i quali abbiano conseguito i requisiti previsti dal comma 1-sexies nel periodo compreso tra il 31 ottobre 2012 e il 30 giugno 2014 (comma 1-septies); prima dell’avvio della prova, dovrà essere emanato il decreto ministeriale concernente le modalità di svolgimento della prova stessa (comma 1-septies).

4. Completate le procedure predette, verrà effettuata la prova di idoneità per il conseguimento della qualifica di restauratore da parte di coloro i quali abbiano acquisito la qualifica di collaboratore restauratore di beni culturali ai sensi del comma 1-sexies (comma 1- quinquies);

5. Separatamente dalle precedenti procedure, verrà effettuata anche la (“distinta”) prova di idoneità per il conseguimento della qualifica di restauratore presso le istituzioni dove si sono tenuti i corsi di secondo livello, per coloro i quali, attraverso un percorso di studi della durata complessiva di almeno cinque anni, entro i termini di cui al comma 1-ter, abbiano conseguito la laurea o il diploma accademico di primo livello e la laurea specialistica o magistrale ovvero il diploma accademico di secondo livello, corrispondenti ai titoli indicati nella Tabella 1 della Sezione I dell’Allegato B, (comma 1-quinquies); le modalità di svolgimento anche di questa prova verranno definite con il suddetto d.m. di cui al comma 1-quinquies.

L’espletamento delle diverse fasi previste dalla legge avverrà una tantum e non potrà essere ripetuto in futuro, stante la stessa natura transitoria della disciplina in esame, volta alla stabilizzazione di situazioni di fatto pregresse o quanto meno in fieri.

4. Procedure per la presentazione e la valutazione delle domande

Le selezioni pubbliche e le prove di idoneità verranno indette mediante bandi, pubblicati sul sito istituzionale Internet del Ministero e sulla Gazzetta Ufficiale.

Ai bandi saranno allegati i moduli delle domande di partecipazione che i candidati dovranno compilare e trasmettere in via telematica, allegando l’eventuale documentazione utile alla valutazione del possesso dei requisiti previsti dalla legge.

Ogni interessato, seguendo attentamente le indicazioni che verranno fornite con i bandi:

– dovrà accreditarsi telematicamente presso il sito istituzionale del Ministero (www.beniculturali.it) e riceverà un codice di identificazione per accedere al sistema telematico;

– dovrà compilare i moduli di domanda nelle parti di interesse, e allegare in formato elettronico (file .pdf) la documentazione, idonea a dimostrare il possesso dei requisiti, che intende sottoporre a valutazione, ed inviare il tutto al sito istituzionale.

Poiché la documentazione concernente i corsi di formazione sostenuti e l’attività di restauro svolta risulta per molti aspiranti in larga parte già trasmessa in occasione della precedente procedura di selezione pubblica, avviata nel settembre 2009 e sospesa nel novembre 2010, il Ministero sta studiando la possibilità di consentire il “recupero” di detta documentazione (oggi custodita in apposito data-base presso il Ministero), mediante un richiamo ad essa effettuato nelle nuove domande di partecipazione; in tale ipotesi, sarà il Ministero a collegare la documentazione alle nuove domande, senza ulteriori oneri per gli interessati, i quali resteranno comunque abilitati a trasmettere nuovamente ogni documento ritenuto utile.

Le domande incomplete dei dati indicati come necessari nel modulo verranno considerate inammissibili ed archiviate.

In definitiva, secondo quanto indicato nei moduli di domanda, l’interessato è tenuto ad indicare gli atti e le informazioni di cui dispone (allegandoli) e quelli di cui non ha la disponibilità, ai fini della dimostrazione del possesso dei requisiti richiesti dalla legge.

Spetterà poi al Ministero valutare la sussistenza dei requisiti previsti dall’articolo 182; ciò, eventualmente (e fermo restando l’onere degli interessati di fornire le informazioni ed allegare la documentazione indicate come necessarie nel modulo di domanda, a pena di inammissibilità della stessa), svolgendo, se del caso, approfondimenti istruttori nei confronti degli enti organizzatori dei corsi di formazione (Università, Accademie, Istituti centrali del Ministero, Regioni, altri enti pubblici o privati), delle Amministrazioni datrici di lavoro, nonché e degli organi preposti alla tutela dei beni culturali oggetto dell’attività di restauro, secondo le indicazioni contenute nelle domande.

Dopo la valutazione dei requisiti, nell’ipotesi in cui essi vengano riscontrati sussistenti nella misura richiesta dalla legge, il Ministero convocherà gli interessati per la presentazione dei documenti (già trasmessi in via telematica ai fini dell’attestazione e della valutazione) in originale o in copia conforme e l’identificazione personale. Si procederà quindi a formalizzare l’attribuzione delle qualifiche e l’inserimento nell’elenco, ovvero ad ammettere gli interessati alle prove di idoneità.

Nell’ipotesi in cui, viceversa, i requisiti minimi vengano ritenuti insussistenti, si invierà all’interessato il preavviso di rigetto della domanda volta al conseguimento della qualifica o all’ammissione alla prova di idoneità, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 10-bis, della legge n. 241/1990; l’interessato potrà presentare entro venti giorni le proprie osservazioni e controdeduzioni (resta esclusa la possibilità di presentare nuovi documenti, avendo disatteso l’onere di fornirli tempestivamente); sulla base di esse, e comunque decorso detto termine, verranno adottati i provvedimenti definitivi.

5.1. Il possesso di un titolo di studio

L’articolo 182 prevede quale requisito (in alcuni casi sufficiente, in altri casi da integrare con altri requisiti), il possesso di un titolo di studio.

titoli di studio utili sono solo quelli, conseguiti entro i termini indicati dal comma 1-ter, ed analiticamente indicati nella Tabella 1, con i relativi punteggi. Non sarà possibile prendere in considerazione alcun titolo diverso (ancorché, in altra sede e ad altri effetti, venga considerato “equivalente” o “equipollente” dalla normativa).

La nota in calce alla Tabella 1 stabilisce se ed entro quali limiti i punteggi relativi ai diversi titoli siano cumulabili. Detti punteggi  sono cumulabili fino al raggiungimento di un punteggio complessivo di 200, ad eccezione di quelli relativi ai titoli di studio delle università e delle accademie di belle arti che sono cumulabili solo fra loro, e comunque entro il punteggio complessivo di 200, nel modo seguente: la laurea nella classe L1 o L43 e’ cumulabile con la laurea specialistica nella classe 12/S, con la laurea magistrale nella classe LM11 o con il diploma di secondo livello in Restauro delle accademie di belle arti; il diploma di primo livello in Restauro delle accademie di belle arti e’ cumulabile solo con il diploma di secondo livello in Restauro o con le suddette lauree specialistica o magistrale.

L’esistenza del titolo deve essere accertata, sulla base della documentazione fornita dall’interessato (3)

3 Si ritiene che rientrino nella prima delle categorie di titoli elencate nella Tabella 1, sia i diplomi rilasciati dalle Scuole di alta formazione dell’Istituto Centrale per il Restauro (oggi, Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro), dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze (o dalle sedi distaccate: Scuola del Mosaico di Ravenna), nonché dell’Istituto Centrale per la Patologia del Libro (oggi Istituto Centrale per il Restauro e la Conservazione del Patrimonio Archivistico e Librario) negli ultimi anni (corsi di durata quadriennale, poi quinquennale, in attuazione dell’articolo 29, commi 8 e 9, del Codice, e del d.m. n. 87/2009), sia quelli rilasciati prima della riorganizzazione dei corsi (di durata triennale o, per quelli organizzati dall’I.C.P.L. fino al 1987, biennale). Ciò, alla luce del tenore testuale della Tabella 1, giustificato peraltro dalla circostanza secondo la quale, indipendentemente dalla durata, le Scuole di alta formazione del Ministero, anche prima del riordino di cui all’articolo 9 del d.lgs. 368/1998, hanno rappresentato il modello di eccellenza rispetto al quale la validità degli altri corsi statali o regionali veniva pro-tempore considerata dalla normativa e nella prassi. Ne è riprova la previsione dell’articolo 29, comma 8, del Codice, che abilita ope legis le suddette Scuole alla formazione dei nuovi restauratori, sottraendole alla necessità di un vero e proprio accreditamento (fermo restando il rispetto dei criteri qualitativi e quantitativi dell’insegnamento e delle verifiche stabiliti per tutti i corsi dai regolamenti attuativi).

Altre valutazioni demandate al Ministero riguardano l’equipollenza dei titoli esteri, la presenza di un insegnamento annuale di restauro nei corsi di Restauro delle Accademie, l’avvenuta equiparazione (da parte delle Università) alle lauree delle classi 12/S e LM11 delle lauree in Conservazione dei beni culturali, nonché la riconosciuta equipollenza ai diplomi accademici in Restauro di altri diplomi.

Per consentire dette valutazioni, viene richiesta all’interessato, oltre che la trasmissione di copia del titolo conseguito, l’indicazione (all’interno del modulo di domanda) di elementi informativi riguardo alla qualificazione giuridica del corso, nonché all’oggetto (materia), alla natura (teorica o pratica-laboratoriale) ed alla consistenza quantitativa (periodo di didattica e di studio, numero di ore di lezione) degli insegnamenti impartiti nel corso.

In base a tali elementi, il requisito verrà valutato dal Ministero utile in relazione ad uno o più settori di competenza, secondo i criteri stabiliti dall’articolo 182, comma 1-novies.

5.2. L’inquadramento presso Pubbliche Amministrazioni

L’articolo 182 prevede inoltre quale requisito l’inquadramento, conseguito entro i termini indicati al comma 1-ter, presso una Pubblica Amministrazione preposta alla tutela del patrimonio culturale. La previsione riguarda gli uffici del Ministero, gli uffici delle Regioni che esercitano le competenze in materia di tutela considerate dall’articolo 5, comma 2, del Codice, quelli degli enti locali o sub-regionali ai quali eventualmente le Regioni abbiano (formalmente) delegato dette competenze.

Sono previste tre tipologie di inquadramento: restauratore, assistente tecnico restauratore e docente delle Accademie di belle arti per le classi ABPR 24-28, con i relativi punteggi. Non sarà possibile prendere in considerazione alcun profilo di inquadramento diverso (ancorché, in altra sede e ad altri effetti, venga considerato “equivalente” o “equipollente” dalla normativa).

La Tabella 2 stabilisce a quali condizioni il punteggio relativo all’inquadramento come assistente tecnico restauratore (che, a differenza degli altri, non è sufficiente al conseguimento della qualifica) sia cumulabile a quelli della Tabella 1.

L’esistenza della posizione di status deve essere accertata sulla base della documentazione fornita dall’interessato, che dovrà dar conto anche delle attività lavorative svolte a seguito dell’inquadramento.

In base a tali elementi, il requisito verrà valutato dal Ministero in relazione ad uno o più settori di competenza, secondo i criteri stabiliti dal comma 1-novies.

Occorre poi considerare che la Tabella 2 dell’Allegato B prevede l’assegnazione di 300 punti in favore sia degli operatori inquadrati nei ruoli delle amministrazioni pubbliche preposte alla tutela dei beni culturali, sia di quelli inquadrati come docenti di Restauro presso le Accademie di belle arti per i settori disciplinari ABPR24 (restauro per la pittura), ABPR25 (restauro per la scultura), ABPR26 (restauro per la decorazione), ABPR27 (restauro dei materiali cartacei) e ABPR28 (restauro dei supporti audiovisivi), di cui al d.m. 482/2008. E’ evidente che l’inquadramento deve essere avvenuto “a seguito del superamento di un pubblico concorso relativo al profilo di restauratore di beni culturali” , per cui la competenza professionale dell’interessato può ritenersi certa in quanto già valutata in sede concorsuale. Gli interessati dovranno comunque risultare essere inquadrati con un rapporto di lavoro subordinato.

5.3. Lo svolgimento di un’attività di restauro

Infine, l’articolo 182, comma 1-quater, lettera a), ai fini dell’attribuzione dei punteggi indicati nella Tabella 3 dell’allegato B, considera lo svolgimento di una “attività di restauro di beni culturali mobili e superfici decorate di beni architettonici secondo il profilo di competenza del restauratore di beni culturali, secondo quanto previsto nell’allegato A del regolamento di cui al D.M. 26 maggio 2009 n. 86.”

Il medesimo comma 1-quater, alla lettera b), dispone che “E’ riconosciuta soltanto l’attività di restauro effettivamente svolta dall’interessato, direttamente ed in proprio ovvero direttamente e in rapporto di lavoro dipendente o di collaborazione coordinata e continuativa o a progetto, ovvero nell’ambito di rapporti di lavoro alle dipendenze di amministrazioni pubbliche preposte alla tutela dei beni culturali, con regolare esecuzione certificata nell’ambito della procedura di selezione pubblica”

..

Per le attività di restauro relative a beni per i quali le funzioni di tutela spettano allo Stato, il Ministero provvederà direttamente alla valutazione.

Per le attività di restauro relative a beni culturali per i quali le funzioni di tutela sono di competenza di organi non statali (come sopra esposto, regionali o subdelegati dalle Regioni, secondo quanto previsto dall’articolo 5, comma 2, del Codice), e quindi gli organi del Ministero non hanno riscontri documentali nei propri archivi, né memoria storica degli interventi, l’interessato potrà trasmettere al Ministero, oltre alla documentazione, anche eventuali attestazioni sull’attività svolta rilasciate dall’organo non statale competente alla tutela. In questa ipotesi, resta affidata alla responsabilità di ciascuna Regione l’organizzazione di un procedimento finalizzato al rilascio delle attestazioni (4).

4 Occorre sottolineare che il testo previgente dell’articolo 182, comma 1-ter, lettera b) – introdotto dal d.lgs. n. 156/2006 – prevedeva che, in ordine allo svolgimento di attività di restauro con “responsabilità diretta nella gestione tecnica dell’intervento” (così la definizione del requisito secondo detta normativa), “i competenti organi ministeriali rilasciano agli interessati le necessarie attestazioni entro trenta giorni dalla richiesta”; conseguentemente, le precedenti circolari ministeriali avevano organizzato un sistema di valutazione secondo il quale, in ogni caso, l’interessato aveva titolo ad ottenere il rilascio delle attestazioni ed era tenuto a trasmetterle a corredo della domanda presentata nell’ambito della selezione pubblica telematica, e, salvi i necessari controlli ed eventuali richieste di chiarimenti ed integrazioni, dal contenuto dell’attestazione derivava il riconoscimento o meno del relativo requisito, nella misura (durata, settore, caratteristiche dell’attività) che era stata attestata dall’organo di tutela del bene. La nuova formulazione ha eliminato la previsione sull’obbligo di rilasciare le attestazioni, cosicché nel sistema attuale il Ministero compirà le proprie valutazioni anche basandosi su eventuali attestazioni, ma riferendosi comunque al complesso della documentazione utile già disponibile negli archivi o comunque versata nella procedura dall’interessato; in definitiva, auspicabilmente, ne risulterà un’istruttoria più ampia, volta, da un lato, a ridurre il rischio che gli interessati vengano penalizzati da un’insufficiente diligenza o da una disomogeneità di comportamento (nel rilasciare le attestazioni) da parte degli organi di tutela; dall’altro, a fondare il riconoscimento o meno dei requisiti su elementi documentali concreti ed effettivamente significativi (e, per ciò stesso, adeguatamente verificabili e sindacabili, anche in sede giurisdizionale).

Per gli organi del Ministero, dopo l’avvio della procedura (data di pubblicazione del “bando” nella G.U.), potrà, ai sensi degli articoli 24, comma 4, della legge n. 241/1990 e 9, commi 2 e 3, del d.p.R. n. 184/2006, essere sospesomediante differimento – il diritto di accesso (diretto) ai relativi documenti amministrativi detenuti e/o formati dalle Soprintendenze (e dagli altri organi periferici e centrali del Ministero preposti alla tutela). Questa misura potrà rendersi necessaria per evitare la paralisi degli Uffici che si vedrebbero altrimenti destinatari di numerosissime domande di accesso (mediante visione e/o estrazione di copia, proprio di quella documentazione che è in corso di trattazione al fine di pervenire alla valutazione delle dichiarazioni).

Per individuare le attività di restauro utili, la norma fa riferimento al profilo di competenza del restauratore di beni culturali, secondo quanto previsto nell’Allegato A del regolamento di cui al d.m. n. 86/2009.

..

5.3.5. Metodologia per la valutazione del requisito

Per quanto esposto il meccanismo di valutazione dello svolgimento “effettivo” e “diretto” di un’attività di restauro, richiede, in taluni casi, che la valutazione avvenga sulla base della conoscenza di tutti gli operatori che hanno presentato domanda di conseguimento della qualifica con riferimento al requisito dell’attività, relativamente ad ogni cantiere/intervento di restauro.

L’espletamento delle valutazioni da parte del Ministero, sarà tanto più agevole, quanto più l’interessato sarà in grado di produrre la documentazione utile alla individuazione della propria posizione lavorativa.

Più in particolare, domande che non contengano tutte le informazioni richieste nel modulo pubblicato con il bando delle procedure (in primis, quelle concernenti: bene culturale oggetto dell’intervento, periodo di esecuzione dell’intervento, tipologia dell’intervento, impresa appaltatrice dei lavori, posizione rivestita dall’interessato; nonché, se conosciuti, estremi dell’autorizzazione e della verifica di buon esito/collaudo) verranno dichiarate inammissibili dalle Amministrazioni competenti.

Per ogni cantiere/intervento, a seconda della complessità tipologica e consistenza dei lavori eseguiti, il Ministero individuerà uno o più soggetti, tra quelli richiedenti, nei confronti dei quali riconoscere il possesso del requisito; in pratica, il possesso del requisito potrà essere riconosciuto a più di un soggetto, soltanto in presenza di affidamenti unitari di lavori concernenti insiemi di beni (di regola collezioni, ovvero compendi di arredi di un edificio) di tipologia e/o materiale diversi e quindi suscettibili di interventi conservativi significativamente differenziati; ovvero, in presenza di lavori di restauro che, ancorché concernenti beni omogenei, abbiano una consistenza quantitativa (come, ad esempio, nel caso dell’affidamento del restauro di collezioni di numerosi beni mobili tipologicamente omogenei, o di decorazioni di superfici architettoniche che coprano una notevole estensione) tale da giustificare interventi autonomi effettuati contestualmente da diversi operatori.

Il riconoscimento del requisito potrà riguardare, a seconda dei casi, il titolare della ditta individuale oppure il socio della società, della cooperativa o del consorzio, oppure il direttore tecnico dell’impresa appaltatrice, oppure, laddove non risulti che una delle predette figure abbia assunto la responsabilità diretta dell’intervento conservativo (ed abbia chiesto il riconoscimento della relativa attività), un diverso soggetto il quale dimostri di aver avuto un rapporto lavorativo con l’impresa appaltatrice e che, in base alla qualifica/posizione lavorativa contrattualmente rivestita (come risultante dalla documentazione disponibile), possa ritenersi aver svolto “effettivamente” e “direttamente” l’attività di restauro.

Per dirimere conflitti tra pretese inconciliabili (come quella tra due o più aspiranti restauratori, che rivendichino di aver svolto il medesimo intervento), potrà darsi rilevanza ad una dichiarazione del legale rappresentante dell’impresa stessa, che l’interessato dovrà trasmettere in allegato alla domanda.

5.3.6. Valutazione delle esperienze formative all’estero

Un problema particolare si pone in presenza di aspiranti alla qualifica di restauratore che documentino una formazione e/o assumano di avere svolto attività di restauro qualificata in altri Stati.

In tali casi, non può avere alcuna utilità l’attestazione da parte dell’organo periferico.

Il Ministero dovrà valutare direttamente la valenza probatoria della documentazione (di provenienza estera, corredata, a cura dell’interessato, della traduzione in italiano) prodotta dall’interessato in allegato (formato .pdf) al modulo di domanda, attingendo se necessario informazioni dalle amministrazioni preposte all’insegnamento e alla tutela del bene oggetto di attività di restauro nello Stato di riferimento.

Anche tale valutazione sarà orientata dai criteri sostanziali indicati ai punti precedenti, anche se inevitabilmente comporterà un margine di apprezzamento soggettivo maggiore.

Infatti, occorre tener presente che la disciplina di tutela dei beni culturali in molti altri Paesi differisce sensibilmente da quella italiana; ad esempio, non prevede l’intervento necessario di un’amministrazione pubblica, in funzione di autorizzazione e verifica finale degli interventi conservativi, e fa talvolta affidamento su valutazioni di professionisti.

Pertanto, in presenza di requisiti che l’interessato assuma, documentatamente, di aver maturato all’estero, il Ministero valuterà se la quantità e qualità dell’insegnamento impartito, da un lato, e la natura dell’attività di restauro effettuata, dall’altro, possono ritenersi sostanzialmente equivalenti a quelle richieste dalla normativa italiana.

(ricordo che gli articoli estratti in nessun modo sostituiscono la lettura integrale delle linee)

Come per il bando di collaboratore, data la varietà e complessità dei casi, a supporto alla categoria Cna Firenze ha predisposto un apposito sportello per il servizio di consulenza e assistenza legale qualificata, con l’Avvocato Andrea Gironi.

Riferimento e prenotazioni presso Lorenzo Mori : cell. +39 3351297679  lmori@firenze.cna.it  iscrizioni@firenze.cna.it oppure artistico@cna.it   

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9 commenti su “Preparazione al Bando Restauratore Beni Culturali (aggiornata con il Bando)

  1. Pingback: Bando Qualifica Restauratori Beni Culturali

  2. In merito alla pubblicazione della lista dei collaboratori, ho posto la domanda alla casella di posta restauratori@beniculturali.it

    La Risposta è questa:

    L’elenco di Collaboratore Restauratore sarà reso pubblico dopo la chiusura del bando di Restauratore. Può inserire i dati e compilare la domanda per Restauratore anche se non ha ricevuto conferma del titolo di Collaboratore Restauratore.

  3. Pingback: BANDO PUBBLICO PER L’ACQUISIZIONE DELLA QUALIFICA DI RESTAURATORE DI BENI CULTURALI | Contafili - Arte e Restauro

  4. Ciao Michela Veneri, grazie!
    Per sapere come sarà strutturato l’esame è ancora presto..
    Intanto il 24 si è costituita la commissione per esaminare le domande di collaboratore restauratore
    https://contafili.wordpress.com/2015/08/26/commissione-valutazione-domande-per-acquisizione-qualifica-di-collaboratore-restauratore/

    Un grande in bocca al lupo a tutti!!
    __________________________________________________
    Michela Veneri

    Ciao a tutti!
    Prima di tutto complimenti per il blog, davvero bello!
    Tra poco meno di una settimana come tutti saprete riaprirà il bando per il titolo di restauratore. Mi chiedevo se voi avevate notizie riguardo all’eventuale esame per chi, seppur in possesso di un titolo di collaboratore restauratore, non dovesse arrivare ai punti necessari per conseguire il titolo di restauratore?
    Io sono in possesso di un titolo di scuola regionale di durata di tre anni, ma sono lì lì con gli anni lavorativi; nelle linee guida del ministero non ho trovato nulla a proposito dell’esame. Sono quindi un po’ preoccupata: che fine farà chi non arriverà alla soglia dei 300 punti? Non potrà mai avere il titolo di restauratore vero e proprio??
    Vi ringrazio in anticipo per la vostra attenzione.

  5. Per chi ha dubbi, domande e perplessità sulla compilazione del bando, domani Giovedì 17 Settembre, alle ore 15, presso la sede dell’Assessorato allo Sviluppo Economico del Comune di Firenze presso il Palazzo Vivarelli Colonna, primo piano – Sala degli Specchi – in via Ghibellina n. 30 a Firenze, si terrà un incontro aperto a tutti per parlare del Bando Restauratore BC
    https://contafili.wordpress.com/2015/09/08/incontro-pubblico-per-parlare-del-bando-restauratore-bc/

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