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Allegoria dell’Amore, Peter Paul Rubens e Jan Brueghel

J.Paul Rubens venere disarma marte1

Il ritorno dalla guerra: Marte disarmato da Venere, olio su tela, mis. 127,3 x 163,5 cm

La tela è dipinta  in collaborazione fra Peter Paul Rubens e Jan Brueghel il vecchio, datata 1610-1612, collocata al  J. Paul Getty Museum di Los Angeles

J.Paul Rubens venere disarma marte1

Il dipinto raffigura l’Allegoria dell’Amore con Marte e Venere; la figura di Venere si volge seducente verso Marte, che totalmente inebriato fissa negli occhi la dea lasciandosi disarmare dai puttini che  operano in fretta per toglierli la faretra e i calzari, mentre altri due puttini in basso a destra allontanano lo scudo; ovunque  per terra, si distendono sparpagliate e ammucchiate, armi e armature, ad identificare l’attimo di tregua nelle perenni guerre che affliggono l’umanità.

vulcano a lavoroIn lontananza, la luce del fuoco che arde illumina il dio Vulcano, che malgrado la tregua continua a battere incessantemente il ferro sull’incudine,  a ricordare la precarietà del momento in una calma sempre apparente.. di alternanza tra guerra e pace

J.Paul Rubens venere disarma marte part

Nella scena vi sono molti oggetti di uso quotidiano ad opera di Jan Brueghel il vecchio, famoso appunto per la sua capacità di rendere in modo particolareggiato la peculiarità dei singoli materiali. La figura di Venere come anche quella di Marte,  sono invece opera di Peter Paul Rubens.

Espressa e raccontata per immagini istintivamente la storia dell’arte include tutto il nostro essere.. Come una fonte perenne di conoscenze si esprime raccontando usi e costumi del nostro vivere quotidiano, dalla moda alla cucina, dall’architettura all’arredamento, come anche l’inconscio o il sogno,  per mezzo dell’arte prendono forma e ci parlano della nostra storia, rivelando nel contempo preziose informazioni su tecniche e metodi di costruzione di macchinari e utensili

Copia (2) di J.Paul Rubens venere disarma marte1

Quando si osserva un dipinto, ognuno di noi focalizza la sua attenzione su mille cose diverse, le forme, i colori, l’armonia nella composizione, la tecnica di esecuzione, i materiali impiegati, il significato allegorico, l’iconografia, l’iconologia.. fino anche all’ iconodiagnostica,  che applica la diagnostica-medica allo studio delle opere d’arte. Curiosando in un’analogia tra passato e presente, mi sono soffermata sull’osservazione di alcuni oggetti di uso comune presenti in questo dipinto, ricercando quei mutamenti nelle piccole grandi cose di ordine quotidiano, che infondo ci danno la misura dello scorrere del tempo. Non che uno tutti i giorni si domandi da quanto esistono le pinze o le pentole.. ma è curioso esaminare le scene e vedere come molti oggetti a distanza di secoli, siano rimasti praticamente identici a se stessi, risultando ancora oggi al top della funzionalità, o perfezionati pur rimanendo fedeli al concetto di base

Tenaglie dal lat. tardo tenacŭla, tenere, la tenaglia lega le sue lontane origini alla lavorazione dei metalli, la sua produzione risale presumibilmente alla fine dell’età del bronzo. Nei musei sono conservate tenaglie di varie epoche, con varianti in forma e misura Nel dipinto ce ne sono 2, ad indicare probabilmente il largo uso dell’utensile; ancora oggi uguali dopo secoli Pinzetta di precisione , identica, utilizzata in tutti i campi, compresa quella più comune per le sopracciglia – Pinza da fabbro, idem alle tenaglie – Pesi   Pentole in rame , sono tre di forme diverse, di cui una rovesciata,  dove si evidenzia anche la tecnica di lavorazione. Rame, dal greco khalkòs L’età del rame fine IV e III millennio a. C., fu una vera e propria rivoluzione tecnologica e sociale dal martellamento a freddo del rame puro per la lavorazione degli oggetti, si passa ai forni portati a temperatura per la fusione di 1.083°C; che permisero di ottenere lamine da ribattere e filamenti sottili per la creazione di oggetti in ogni forma e sorta. Il bronzo,  lega di rame e stagno, III  a.C. – circa 900 a.C, aprì una nuova era e venne utilizzato per la produzione di vasellame, utensili e soprattutto per la fabbricazione di armi, fino all’età del ferro circa 900 a. C., che sostituì ben presto tutti i materiali utilizzati in precedenza di uso quotidiano, comprese le armi;  ben presenti in questo dipinto, danno foggia del sapiente lavoro maturato nei millenni di fabbri e cesellatori, oltre naturalmente a quello del pittore! In Italia le prime tracce sull’utilizzo del rame risalgono a circa 6.000 anni fa

Laminatore da banco, , 1610-12

Laminatore da banco, 1610-12

Laminatore da banco composto da due ingranaggi ed una manovella,  con la morsa per fissarlo in alto e le due ruote cilindriche accostate che, solidali ai due ingranaggi, ruotavano in senso opposto e tiravano il metallo per schiacciarlo, laminandolo appunto. Al lato opposto vi è la vite che serviva ad avvicinare una delle due ruote all’altra per regolare lo spessore delle lamine.

  Un lontano parente.. sempre con ingranaggio e manovella, è il trapano a mano, non presente nel dipinto, ma inserito come curiosità di interesse storico. Il Trapano,  dal latino trèpanum , rientra tra gli utensili più antichi ideati dall’uomo, potenziato costantemente nel corso del tempo è  tra gli strumenti più usati e diffusi

Trapano a mano, 1940

Trapano a mano, 1940

I primi trapani furono ad arco, ideati dagli Egiziani e dagli Harappani;  successivamente evoluti in trapani da banco.  Il primo trapano elettrico nasce nel 1889 dallo scozzese Arthur Arnot in Australia, come trapano fisso per il lavoro in miniera e perfezionato mobile nel 1895 dal tedesco Wilhelm Emil Fein . Nei primi anni del ‘900 Duncan Black e Alonzo Decker nell’intento di progettare un trapano maneggevole, leggero e potente, trassero l’ispirazione vincente dalla celebre Colt, la pistola protagonista di tante storie e leggende del Far West, per la realizzazione del primo trapano elettrico portatile, ottenendo la registrazione del brevetto nel 1917 Nel 1961 dal figlio del fondatore , Alonzo G. Decker Jr.,  nasce il primo trapano a batteria alimentato da celle al nichel cadmio In Italia il primo trapano elettrico Black & Decker si diffuse dal 1961,.  e ancora oggi, molto spesso il trapano viene  identificato con il marchio Black & Decker. Oggi il trapano a mano, detto anche menarola o girabacchino, è sicuramente superato,  ma ogni tanto però.. in casi particolari può sempre rivelarsi utile come piano b.

Bilancia, a bracci uguali con pernio centrale e doppie ciotole in rame

Dal latino bilanx che significa “due piatti”, la bilancia è uno degli strumenti di precisione più antichi inventato dall’uomo; nei musei sono conservati esemplari risalenti alla Civiltà mesopotamica ed egizia databili al V millennio a.C. Nel Libro dei Morti è descritto il rito egizio della pesatura del cuore, per il passaggio al Regno di Osiride. Il cuore del defunto veniva posto sul piatto di una bilancia e pesato, se il cuore era leggero come la piuma della dea Maat, il dio Anubi, protettore del mondo dei morti, lasciava il defunto nelle mani di Osiride, altrimenti   il cuore era dato in pasto e divorato dalla dea Ammit. Molte bilance si trovano ancora in circolazione e also se non più  di uso comune  data  la presenza di quelle elettroniche, sono di sicuro arredo, e comunque da tener in considerazione, sempre come piano b, quando finisce la pila!

Seste e squadra

Seste e squadra

Le Seste in ottone, ossia il compasso, deve l’etimologia del termine alla misura del raggio di un cerchio, ovvero l’apertura del compasso, equivale alla sesta parte della circonferenza del cerchio; le prime fonti documentali dello strumento si devono a Leonardo da Vinci nel Codice Atlantico. Aver le Seste negli occhi e non in mano, perché le mani operano, e gli occhi giudicano ,  è un modo di dire ancora in uso a Firenze, tramandato  dalle Vite del Vasari su Michelangelo, per indicare chi ha doti naturali e occhio per le proporzioni! la Squadra di precisione in ferro, è sempre identica, con varianti e più  scelta di materiali

Compasso da disegno, XVII sec. Ottone; lunghezza 21 cm Firenze, Istituto e Museo di Storia della Scienza, inv. 3684 Compasso di divisione, XVII sec. Ottone; lunghezza 15 cm Firenze, Istituto e Museo di Storia della Scienza, inv. 634 Compasso con vite micrometrica che consente di regolare l’apertura delle gambe; serviva a tracciare circonferenze a punta secca, per la costruzione di disegni geometrici, e a riportare le misure per la riproduzione di disegni nella stessa scala.

un orologio con la sua chiavetta per la carica, ferma il tempo alle cinque in punto

Copia di J.Paul Rubens venere disarma marte part 2

Orologio a carica 1610-12

Dagli albori della   meridiana  alla  clessidra , fino al primo meccanismo a carica, l’ orologio è sicuramente tra le invenzioni di maggior successo in continua evoluzione tecnica, artistica, scientifica ed economica, assumendo per di più, posizione sociale di status symbol, perfettamente integrato nel nostro stile di vita. Molti musei Europei come a Dresda e Brunswick in Germania, a Londra con la collezione Wallace e il  Louvre a Parigi, raccolgono importanti collezioni di orologi del XVI, XVII sec. finemente ornati da maestri artigiani orafi, decoratori e doratori che provvedevano al look, creando elementi decorativi e figurativi tra i più variegati; realizzati per lo più in argento o in rame inciso, sovente smaltati, dipinti, dorati o anche realizzati in cristalli di rocca .

Nel 2012 L’Orologio da Polso ha compiuto 200 Anni Curiosità sul Primo orologio a Firenze  Via dell’Oriuolo che si trova a Firenze, prese questo nome perché in una casa di questa strada, nel 1353, fu costruito il primo orologio a ruote in Firenze, orologio che era destinato alla Torre del Palazzo della Signoria.

p.s. visitare musei ogni volta che è possibile ed esplorare con  Google Art Project

fonti web e approfondimenti inseriti nei link

http://www.elencoblog.net

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6 commenti su “Allegoria dell’Amore, Peter Paul Rubens e Jan Brueghel

  1. La sesta è in ottone con le punte in ferro e non in avorio….Bell’articolo e bellissimo quadro ricco di particolari interessanti sulle arti e i mestieri.

    • Aggiornate le seste in ottone! tra l’altro ne sono due praticamente identiche presenti al museo della Scienza.. Grazie per il contributo, se ritrovo quelle in madreperla te le mostro!

  2. Quello raffigurato con due ingranaggi ed una manovella non è un trapano ma un laminatore da banco, si vede bene in alto la morsa per fissarlo e le due ruote cilindriche accostate che, solidali ai due ingranaggi, ruotavano in senso opposto e tiravano il metallo per schiacciarlo, laminarlo appunto. Al lato opposto vi è la vite che serviva ad avvicinare una delle due ruote all’altra per regolare lo spessore delle lamine.

    • Ciao Daniele, grazie mille per le precisazioni! Per quanto riguarda il trapano, avevo dei dubbi.. provvedo ad aggiornarlo con le tue preziose indicazioni.
      Dici che le seste, sono in ottone..il rivestimento mi sembra così chiaro e striato come l’avorio o osso.. ne ho viste alcune bellissime rivestite anche in madreperla.

      • Vero, usato come rivestimento lo è stato sicuramente anche se raro, quello che mi ha fatto propendere per l’ottone o bronzo è il riflesso sulla zona di attrito vicino al perno che è proprio tipico di questa sesta. Il metallo si consuma e diventa lucido come specchio. Comunque bellissimo il tuo articolo, complimenti!

  3. Aggiornate le seste in ottone! tra l’altro ce ne sono due praticamente identiche presenti al museo della Scienza.. Grazie per il contributo, se ritrovo quelle in madreperla te le mostro!

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